sabato 2 luglio 2016

"Topolino e l'Italia": l'arte, le property e la pubblicità

Oggi sono andato in stazione e mi sono imbattuto in "Topolino e l'Italia", la mostra itinerante che si sposterà poi in varie città italiane. Oggetto dell'esposizione, 25 statue del Topo, identiche come base ma ognuna dipinta e personalizzata in modo diverso.

E devo dire che l'ho trovata interessante, anche se per motivi diversi da quelli che uno si aspetterebbe.

L'evento ricorda un po' la Cow Parade che, qualche anno addietro, è stata ospitata anche dalle nostre città, ma a ben guardare la similitudine è solo apparente. Se le vacche della Cow Parade venivano affidate ad artisti di vario tipo, ognuno dei quali modificava, dipingeva e sistemava la statua di partenza secondo la propria sensibilità e i propri gusti, le statue di Topolino sono dedicate ad alcuni grandi marchi italiani che le hanno personalizzate a seconda del proprio prodotto.

Qualche esempio:
Il Topo di una famosa
catena di negozi di ottica.
Il Topo di un noto
giornale sportivo
(la pessima luce non permette
di notare il colore rosa di
calzoncini e scarpe).
Il Topo di una tv privata
a pagamento.


Il Topo di un editore di libri
e giochi per bambini.
Il Topo di una celebre
acqua gasata.
Gli sponsor sono tutti indicati nel basamento di ogni singola statua. Per farla breve, la nostra delle 25 statue è in realtà una mostra di 25 cartelloni pubblicitari molto particolari.

A livello artistico, come si può immagonare, è il vuoto assoluto.

A livello sociale, però... qui le cose si complicano un pochino. Topolino, una delle property più tutelate al mondo, si fa testimonial di altri marchi privati, in un corto circuito pubblicitario talmente pacchiano da passare inosservato ed essere davvero scambiato per una mostra di opere artistiche. Dubito infatti che tutti quelli che ho visto scattare foto alle statue stessero per scrivere un pezzo come questo.

Quel volpone di Andy Warhol sarebbe orgoglioso.
_

giovedì 30 giugno 2016

L'uomo che vendette la Luna


Lo scorso aprile Piazza Grande, il giornale dei senza fissa dimora di Bologna, ha pubblicato un numero per bambini e mi ha chiesto un racconto. Questo è quello che è venuto fuori.
Buona lettura.

L’uomo che vendette la Luna

Era un giovedì di fine aprile quando Sir Jonathan Denver, architetto di Londra, ebbe l’idea. Mise un annuncio sul giornale e per le quattro e dieci del pomeriggio aveva già un compratore. Il signor Denver aveva venduto la Luna per trecento sterline a un imprenditore di Parigi. E siccome era ancora presto festeggiò con una sontuosa merenda.
Subito dopo l’acquisto Monsieur Bayrou chiamò le televisioni di tutta la capitale. «La Luna è mia! – diceva – Mia!» Com’è come non è, all’improvviso tutti volevano comprare la Luna... ma proprio tutti: dai magnati egiziani ai latifondisti del Sud America, dal re del Marocco alla Silvana, che abitava nella parte bassa di Montragone Marittima ma che si dava sempre arie da gran signora.
Alla fine la spuntò una società giapponese, che in una gara d’asta si aggiudicò la Luna per diversi milioni di Yen.
«La Luna salirà ancora di valore – si sentiva dire sia negli ambienti dell’alta finanza che nei bar – è una fonte di ricchezze che non si svaluterà mai!»
E quando qualcuno lo diceva, c’era sempre un altro che continuava: «Pensate a quando l’uomo potrà andare a vivere sulla Luna. A quel punto, il proprietario di tutto quel terreno riscuoterà un sacco di soldi di affitto!» E tutti annuivano, come se avessero sentito la frase più saggia del mondo.
Tale consapevolezza portò il prezzo della Luna a salire ancora (la battuta “il prezzo della Luna è alle stelle” presto non faceva ridere più nessuno). La Silvana, dalla sua casetta della parte bassa di Montragone Marittima, si mangiava le mani desiderando di essere lei la proprietaria... e pensando a quanto sarebbe diventata ricca al momento della colonizzazione.
Le venne incontro la Luna Corp. Ltd, una multinazionale che aveva rilevato la Luna dal precedente proprietario, che se ne uscì con una trovata: dividere in lotti la superficie della Luna e venderla pezzetto per pezzetto. A ognuno la sua parte di territorio.
Il giorno della vendita, davanti agli uffici della Luna Corp. Ltd le file erano lunghissime. C’era anche la Silvana, che dalla parte bassa di Montragone Marittima aveva preso il traghetto e portato tutti i suoi risparmi (consistenti in dodici cocuzze e un dente d’oro appartenuto al nonno). Anche lei riuscì ad accaparrarsi un pezzettino di Luna. Certo, era un fazzoletto di terra piccolo piccolo, in cui ti ci potevi a malapena sedere senza sconfinare nelle proprietà dei vicini, me lei era contenta così.
Radio e televisioni si lanciarono a capofitto sulla notizia. I telegiornali intervistavano esperti in economia e astronomia. In breve, sembrava che non esistesse altro che quell’enorme vendita di terreni lunari.
Il grande errore lo commise un notiziario della sera mandando un inviato in strada a raccogliere il parere della gente.
«È stato un vero affare per tutti!» diceva qualcuno.
«La più grande vendita di sempre!» diceva qualcun altro.
Poi l’inviato fermò Michelino e, pensando di farsi due risate alle spese di un bimbo, gli pose la domanda: «E tu cosa ne pensi della vendita dei territori della Luna?»
«Non ci ho capito molto – rispose Michelino – ma mi sembra una stupidaggine. La Luna ispira i poeti e fa felici gli innamorati, ma a loro non se ne può far pagare l’uso, no? E le colonie sulla Luna? A scuola ci hanno detto che sulla Luna non c’è aria e che quindi non ci si può andare a vivere!»
In quel momento, la Silvana capì che in realtà il suo pezzetto di Luna non valeva proprio niente. E lo stesso successe a tutti gli altri proprietari. Che gran delusione per tutti!
Per vincere lo sconforto si organizzarono roghi degli atti di vendita della Luna. Gli acquirenti avevano tutti perso i loro soldi... ma i proprietari della Luna Corp. Ltd erano ancora lì che si strofinavano le mani per l’incredibile guadagno.
La Silvana scoppiò a piangere pensando alle dodici cocuzze (e soprattutto al dente d’oro del nonno) che aveva investito e perso in quel modo stupido. Ma chi patì le conseguenze peggiori fu il piccolo Michelino, costretto a rimanere chiuso in casa un mese intero per evitare le occhiatacce di tutti quelli che, a causa sua, avevano capito di essere stati fregati e di aver comprato a caro prezzo qualcosa che non valeva niente.
I notiziari iniziarono a parlare di “bolla speculativa”, ma per quell’ora la Silvana aveva già spento il televisore ed era andata a dormire.
Alla fine, la Luna tornò a essere di tutti. E questa forse è la cosa più importante.

_

mercoledì 16 settembre 2015

Perché la vicenda dei marò ha tutto questo successo?

Un Abatantuono che non
c'entra niente ma che ci
sta sempre bene.
Le cinque principali ragioni per cui la bizzarra storia dei due marò ha così tanto seguito.

1 – È "tratta da una storia vera".
2 – È ambientata in luoghi esotici ma di tanto in tanto ci sono episodi che si svolgono nel più rassicurante contesto del nostro Paese.
3 – I protagonisti hanno un nome che si ricorda facilmente. Quando nessuno si ricordava più dei "tre marmittoni", ecco i "due marò" giungere sotto le luci della ribalta.
4 – I protagonisti della storia hanno un passato oscuro. Sospettati di un delitto che probabilmente hanno commesso davvero, in ogni caso ora sono taaaanto pentiti e lottano dalla parte del bene.

5 – L’appassionante trama giudiziaria è accompagnata da un’altrettanto coinvolgente storia d’amore: con un solo marò non avrebbe mica funzionato.
_

lunedì 1 giugno 2015

Senza parole



No Words, antologia di fumetti di fantascienza curata da Marco Turini per Rando Comics.

All'interno c'è anche una mia storia, Private I, disegnata da Aurelio Mazzara e con i colori di Mauro Mandalari.

E poi storie di:
- Lelio Bonaccorso
- Alessandro Buffa
- Francesco Gerbino e Patrik Zdvihal
- Claudio Iemmola, Giacomo Pilato e Roman Kobler
- Christian G. Marra
- Riccardo Pieruccini e Luca Blengino
- Mattia Marini e Marcello Bondi
- Matteo Resinanti e Gianluca Spampinato

Il volume è di 88 pagine a colori, acquistabile da questa pagina a una quindicina di euro. L'edizione è ceca, ma le storie sono tutte senza parole.
E sono tutte belle.
_

mercoledì 13 maggio 2015

Scrivere per sport

Una settimana da campioni credo sia la storia per ragazzi migliore che abbia mai scritto. Il racconto apre la raccolta InForma Ragazzi, che contiene altre due mie storie, alternate ad altrettanti racconti di Roberto Melchiorre e illustrate (deliziosamente) da Barbara Bongini.

Quella nella foto è una delle copie che mi è appena arrivata dall'editore, ma poiché il libro è stato realizzato in occasione dell'Expo, per coerenza con l'evento stesso uscirà qualche settimana dopo l'apertura dei primi padiglioni (anche se molte settimane prima dell'apertura degli ultimi).

Sono tutte storie che parlano di sport. Una settimana da campioni si occupa del nuoto (anche per questo è il mio preferito, anche se la mia poco promettente carriera di nuotatore si è interrotta a causa di un ginocchio sfasciato - e se avete letto il ciclo dei Racconti della Fisioterapia sappiate che quelle storielle hanno origine proprio da lì).

Solo un tiro a canestro si occupa invece di basket, che praticai in gioventù finché pigrizia mi colse e preferii dedicarmi all'ozio, di cui sono ormai giunto ai massimi livelli. A proposito, a luglio concorro per il titolo mondiale, fatemi gli in bocca al lupo.

Il calcio, invece, mi ha sempre straschifato. Il titolo del racconto che ne parla, Il gioco più bello del mondo, è quindi nemmeno troppo sottilmente ironico. Però, se a voi piace, non perderete la mia stima. Almeno non siete appassionati di Texas Hold'em...

_

sabato 25 aprile 2015

Buon 25 aprile...

L'immagine viene da qui.
...a quelli che ogni giorno lottano convinti per un po' di giustizia e di libertà in più.
...a quelli che ne hanno le palle piene di lottare ma non possono farne a meno.
...a quelli che non celebrano il 25 aprile, che ci ricordano che per fortuna noi non siamo come loro.
...a quelli che inneggiano quando dei migranti muoiono, che invece ci ricordano che c'è ancora tanto lavoro da fare prima di poterci definire davvero liberi.
...a quelli che inneggiano quando viene ucciso un cooperante, che lottare non sanno proprio cosa vuol dire.
...a quelli che sono morti anche per quelli che inneggiano alla morte.
_

giovedì 12 febbraio 2015

Se Topolino non è Charlie (ma Paperino sì)

Della copertina di Topolino n. 3089, in edicola la scorsa settimana, se ne è parlato. A lungo. E anche a sproposito, via. Del fatto che avrebbe dovuto uscire con questa copertina, a seguito dei fatti di Charlie Hebdo e in difesa della libertà di espressione


e che invece, alla fine, sia arrivato in edicola con questa, un veloce riciclo della copertina di un'altra pubblicazione di imminente uscita.


Non tenterò qui un'analisi della faccenda: già altri l'hanno fatto molto meglio di quanto potrei fare io e se cercate sul web di sicuro qualcosa lo trovate. Mi limiterò solo a dire che trovo inquietante che qualcuno (chiunque esso sia) possa aver ritenuto sconveniente il prendere posizione a favore della libertà di espressione e di stampa.
Ieri però è uscito Topolino n. 3090. La sua copertina, dedicata a San Valentino, vede Paperino privo della sua classica blusa da marinaio e con indosso invece una maglietta presa in prestito da un altro noto personaggio dei fumetti.


Perché magari Topolino non ci sarà riuscito, a essere Charlie. Ma almeno Paperino sì.
_